“Lei ha un cancro”, queste sono le parole che probabilmente il suo medico le ha rivolto, e che forse hanno generato in lei grande smarrimento e paura per il futuro.
Quando si ha a che fare con una diagnosi di cancro, un forte senso di incertezza spesso assale i pazienti, pensando a quali cambiamenti tale malattia porterà nella loro vita.
Nel campo oncologico, la comunicazione medico paziente è per questi motivi di fondamentale importanza. Le informazioni oncologiche sono di natura complessa ed il medico è un supporto fondamentale per i pazienti, poiché, oltre a ricoprire il compito fondamentale che è curare e combattere la malattia, egli deve con la sua esperienza rispondere ai bisogni informativi e non che il paziente ha, dando senso a dati e nozioni tecniche a volte incomprensibili, aiutando il paziente a prendere decisioni consapevoli, perché possa combattere, affrontare e convivere con la malattia e le cure a cui si dovrà sottoporre.
Il compito del medico è accompagnare il paziente nel percorso della malattia, e il consenso informato non è altro che il processo attraverso il quale il medico oncologo fornisce al paziente ed ai suoi familiari informazioni sulla sua malattia, individuando la diagnosi, la prognosi, la natura e gli scopi dell’atto terapeutico proposto, sottolineando i rischi e i benefici e le possibili alternative. Esso avviene oralmente e si sviluppa nel tempo portando ad una conoscenza condivisa sullo stato di salute e della malattia, fino al raggiungimento di una piena comprensione e accettazione da parte del paziente sulla proposta terapeutica e l’iter di cura. È un atto importante per promuovere l’autonomia del paziente, nel totale rispetto della sua persona, e per metterlo nelle condizioni di poter prendere decisioni consapevoli, e proteggerlo da potenziali rischi.
Di regola l’informazione, che è molto complessa, viene suddivisa in tre fasi che possono aver luogo in colloqui separati o nello stesso incontro oppure la cui separazione può essere più o meno formale.
